Hai appena finito di parlare e qualcuno dice: «Hai spiegato una cosa difficile in modo molto chiaro». Dovrebbe essere un momento piacevole. Invece rispondi subito che il materiale era semplice, che hai copiato una buona struttura, che un’altra persona avrebbe fatto meglio.
Il complimento non ha neppure il tempo di arrivare. Ti muovi per ridimensionarlo, quasi ci fosse un errore da correggere prima che gli altri se ne accorgano.
Può succedere anche nell’intimità. «Mi piace stare con te» incontra un sorriso imbarazzato, una battuta o il pensiero che l’altro non ti conosca abbastanza. Una critica, magari, ti ferirebbe di più. Eppure sapresti dove metterla.
Il disagio davanti a un complimento può dipendere dalla distanza fra ciò che senti dire e l’immagine che hai di te, dalle aspettative che temi di creare o dal contesto in cui arriva. Non rivela, da solo, una bassa autostima e non obbliga a fingere un entusiasmo che non provi. Può però diventare un’occasione per osservare che cosa accade quando qualcuno ti guarda con apprezzamento.
Una cosa positiva può essere difficile da riconoscere come propria
Se ti consideri una persona poco capace, ricevere una critica può confermare una storia che conosci. Fa male, ma non richiede di riorganizzarla. Un apprezzamento introduce invece qualcosa da verificare: «È stato sincero? Ha visto davvero quello che ho fatto? E se fosse soltanto cortesia?».
Questo può generare una strana sproporzione. L’errore diventa rappresentativo di ciò che sei; il risultato positivo viene attribuito alla fortuna, al compito facile o alla generosità di chi ti giudica. Le due informazioni entrano con criteri diversi.
Negli esperimenti di Swann e colleghi, in alcune condizioni i partecipanti mostravano una preferenza per valutazioni coerenti con l’immagine di sé, anche quando erano relativamente sfavorevoli. La ricerca riguarda il modo di elaborare un giudizio in laboratorio: non dimostra che una persona desideri essere criticata o che ogni imbarazzo abbia questa origine. Aiuta a distinguere il piacere di un apprezzamento dalla facilità con cui lo consideriamo credibile. Swann e colleghi, 1990.
Puoi accorgerti della differenza domandandoti che cosa fai dopo. Il complimento scompare dalla memoria mentre ripensi per giorni a una correzione? Cerchi mentalmente tutte le prove che l’altro si sbagli? È in questo passaggio che l’apprezzamento rischia di perdere ogni possibilità di diventare un’informazione su di te.
Il timore che, da adesso, tu debba essere sempre così
Un complimento può essere ascoltato come una previsione. «Sei stato bravo» diventa «ora dovrai esserlo ogni volta». Se vivi così il riconoscimento, il sollievo dura poco: subito dopo comincia il timore di deludere.
Pensa a chi riceve un apprezzamento per un lavoro e, anziché goderselo, rivede già tutti gli incarichi futuri. Oppure a chi viene descritto come una persona sempre forte e si chiede se potrà ancora raccontare una giornata difficile.
Talvolta è davvero il modo di formulare la lode a essere rigido. Parole come «sempre», «mai», «sei quello che non sbaglia» possono trasformare un riconoscimento in una definizione stretta. Altre volte l’altra persona sta parlando di un episodio preciso e sei tu a estenderlo a ciò che dovrai garantire nel futuro.
Separare questi piani aiuta. «Ho gestito bene quella conversazione» può restare vero anche se domani ne affronterai una con fatica. Accogliere un merito circoscritto non comporta firmare un contratto di perfezione.
Anche riconoscere il contributo degli altri può convivere con il tuo: puoi ringraziare chi ti ha aiutato senza cancellare la parte che hai svolto. La precisione è spesso più sostenibile di un giudizio totale, positivo o negativo, sulla persona.
Conta chi parla e dove lo fa
Lo stesso apprezzamento può avere effetti diversi detto in privato da qualcuno di cui ti fidi oppure annunciato davanti a un gruppo. Nel secondo caso potresti sentirti esposto, temere il confronto con gli altri o non sapere come rispondere senza sembrare compiaciuto.
Le abitudini familiari e culturali incidono anche sul modo in cui si mostra gratitudine o modestia. Una risposta contenuta non indica necessariamente che il complimento sia stato respinto. L’esperienza interna e il comportamento visibile non coincidono sempre.
Va considerata inoltre la qualità del rapporto. Se una persona alterna apprezzamenti e richieste insistenti, la tua cautela può riguardare quello scambio concreto. Un commento sul corpo, per quanto presentato come un complimento, può risultare invadente o fuori luogo. Non sei tenuto a ricevere ogni osservazione come un regalo.
Per capire ciò che succede, può essere utile confrontare situazioni differenti: con chi riesci a lasciarti raggiungere? Quali riconoscimenti ti mettono a disagio? Riguardano la competenza, l’aspetto, l’affetto? Senti vergogna, sospetto, pressione o semplicemente sorpresa? Distinguere queste esperienze evita di trattarle tutte come la stessa difficoltà.
Ricevere senza doverti convincere immediatamente
Il primo tentativo può essere piccolo: lasciare una pausa prima di svalutare ciò che hai sentito. Un «grazie, mi fa piacere che tu l’abbia notato» non ti obbliga a sentirti straordinario. Ti permette di riconoscere che l’altro ha espresso una propria esperienza.
In un secondo momento puoi chiederti che cosa abbia osservato. Quale gesto, quale contributo, quale qualità della vostra relazione sta nominando? Restare vicino alle sue parole offre un’alternativa sia alla negazione automatica sia alla pressione di trasformarle in una certezza assoluta.
Marigold, Holmes e Ross hanno studiato i complimenti ricevuti dal partner da persone con bassa autostima. Nei loro esperimenti, riflettere sul significato dell’apprezzamento favoriva una ricezione più positiva e maggiore sicurezza nel rapporto. I risultati appartengono a quel contesto e non costituiscono una tecnica universale. Mostrano, però, che il modo in cui elaboriamo le parole ricevute può fare differenza. Marigold, Holmes e Ross, 2007.
Se tendi a cancellare ogni riconoscimento, può essere utile osservare qualche episodio senza costruire un nuovo elenco di cose da fare bene. Che cosa ti è stato detto? Quale obiezione è arrivata? Che cosa temevi sarebbe successo se avessi lasciato valida, almeno in parte, quella valutazione?
Quando questa distanza rende difficile vivere il lavoro o l’intimità, il lavoro psicologico con la persona può aiutare a comprenderla. Non occorre imparare a piacersi a comando; serve uno spazio nel quale esplorare come riconosci ciò che ti appartiene, compreso ciò che funziona.
Per un primo confronto puoi scrivermi dalla pagina contatti. Ricevo a Riccione e Vallefoglia, con possibilità di consulenza online. Possiamo partire anche da un complimento preciso: quello che ricordi ancora perché non sei riuscito a crederci.
Fonti
- Swann, W. B. Jr., Hixon, J. G., Stein-Seroussi, A., e Gilbert, D. T. (1990). The fleeting gleam of praise: Cognitive processes underlying behavioral reactions to self-relevant feedback. PubMed.
- Marigold, D. C., Holmes, J. G., e Ross, M. (2007). More than words: Reframing compliments from romantic partners fosters security in low self-esteem individuals. PubMed.

