
Psicologia per la persona e lo sviluppo
Disturbi dell’alimentazione
Supporto specialistico per riconnettersi al proprio corpo e ritrovare un equilibrio sano e sereno con il cibo.
Disturbi d’ansia
Tecniche efficaci per comprendere l’ansia, gestire il panico e tornare a vivere con maggiore calma e sicurezza.
Depressione
Un percorso protetto per attraversare il dolore, ritrovare il proprio valore e riscoprire l’energia vitale.
Disturbi del sonno
Analisi e soluzioni per i disturbi del riposo, favorendo il rilassamento necessario a un benessere psicofisico completo.
Difficoltà relazionali
Uno spazio per comprendere dinamiche affettive, familiari e interpersonali, migliorando ascolto, comunicazione e qualità dei legami.
Momenti di confusione
Un aiuto per attraversare fasi di incertezza, cambiamento o blocco, ritrovando lucidità, direzione e contatto con sé.
Accompagnare la crescita
Percorsi per famiglie e scuola
1
Bambini e adolescenti
Percorsi mirati per affrontare difficoltà evolutive, emotive o relazionali. Dall’analisi precoce dei disturbi dell’infanzia alla gestione dell’incertezza adolescenziale tramite il CHAOS4TRAINING, per favorire il benessere e l’autonomia.
2
Genitori
Supporto professionale tramite consulenze e formazione per affrontare le sfide della genitorialità moderna. Strumenti pratici per migliorare la comunicazione con i figli e vivere responsabilmente il proprio ruolo educativo.
3
Insegnanti
Formazione e aggiornamento per affinare strategie educative alla luce delle neuroscienze. Un approccio nato dall’esperienza sul campo per gestire con efficacia le dinamiche e le problematiche dei contesti scolastici.
Misurare per capire
Strumenti tecnologici per la mente
Nel mio lavoro con la persona, la tecnologia non sostituisce il colloquio, la relazione clinica o la comprensione psicologica.
Può però diventare, quando utile, uno strumento molto prezioso per rendere più osservabili alcuni processi che spesso vengono percepiti in modo confuso o solo parziale.
Uno dei suoi valori principali sta proprio qui: mostrare in tempo reale cosa sta accadendo, aiutando la persona a riconoscere meglio il legame tra vissuti, corpo, attivazione, tensione, attenzione e modalità di risposta.

Biofeedback e neurofeedback
Il biofeedback e il neurofeedback permettono di osservare in tempo reale alcuni segnali fisiologici e neurofisiologici legati, ad esempio, ad attivazione, stress, regolazione, concentrazione e risposta agli stimoli.
Questo rende più concreto ciò che spesso viene raccontato solo a parole: non solo “mi sento agitato”, “mi blocco”, “mi attivo troppo”, ma anche come questa attivazione prende forma nel corpo e nel sistema nervoso, momento dopo momento.
Il loro valore non è solo nella rilevazione, ma nella possibilità di sviluppare maggiore consapevolezza e allenare in modo più preciso alcuni processi di autoregolazione.
Questo rende più concreto ciò che spesso viene raccontato solo a parole: non solo “mi sento agitato”, “mi blocco”, “mi attivo troppo”, ma anche come questa attivazione prende forma nel corpo e nel sistema nervoso, momento dopo momento.
Il loro valore non è solo nella rilevazione, ma nella possibilità di sviluppare maggiore consapevolezza e allenare in modo più preciso alcuni processi di autoregolazione.

HRV training
L’HRV training consente di lavorare sulla variabilità della frequenza cardiaca, un indicatore molto interessante dei processi di regolazione e adattamento.
Può essere particolarmente utile quando si vuole intervenire su gestione dello stress, qualità della respirazione, recupero, regolazione dell’attivazione e maggiore equilibrio tra tensione e controllo.
Anche in questo caso, il punto non è semplicemente misurare, ma aiutare la persona a riconoscere meglio il proprio stato interno e a sviluppare modalità più efficaci per modularlo.
Può essere particolarmente utile quando si vuole intervenire su gestione dello stress, qualità della respirazione, recupero, regolazione dell’attivazione e maggiore equilibrio tra tensione e controllo.
Anche in questo caso, il punto non è semplicemente misurare, ma aiutare la persona a riconoscere meglio il proprio stato interno e a sviluppare modalità più efficaci per modularlo.

Elettromiografia
L’elettromiografia permette di osservare il livello di attivazione muscolare e può essere molto utile quando il corpo trattiene tensioni che incidono sul benessere, sulla postura, sul respiro, sulla fluidità del gesto o sul modo di affrontare determinate situazioni.
In alcune persone, infatti, il corpo mantiene livelli di tensione di cui non c’è una piena consapevolezza. Rendere questi aspetti visibili in tempo reale può aiutare a lavorare in modo più preciso sul rapporto tra tensione, regolazione e presenza corporea.
In alcune persone, infatti, il corpo mantiene livelli di tensione di cui non c’è una piena consapevolezza. Rendere questi aspetti visibili in tempo reale può aiutare a lavorare in modo più preciso sul rapporto tra tensione, regolazione e presenza corporea.

Realtà virtuale
La realtà virtuale può offrire un supporto interessante nella costruzione di esperienze più immersive, controllate e progressive.
Il suo valore sta nella possibilità di creare contesti specifici in cui osservare reazioni, attivazione, attenzione e modalità di risposta, oppure lavorare su alcuni aspetti in un ambiente protetto ma coinvolgente.
Non viene utilizzata come elemento spettacolare, ma come strumento che, in alcuni casi, può facilitare consapevolezza, esposizione graduale, regolazione e lavoro esperienziale.
Il suo valore sta nella possibilità di creare contesti specifici in cui osservare reazioni, attivazione, attenzione e modalità di risposta, oppure lavorare su alcuni aspetti in un ambiente protetto ma coinvolgente.
Non viene utilizzata come elemento spettacolare, ma come strumento che, in alcuni casi, può facilitare consapevolezza, esposizione graduale, regolazione e lavoro esperienziale.
FAQ
Frequently Asked Questions
Devo avere per forza un problema preciso per rivolgermi a uno psicologo?
No. Ci si può rivolgere a uno psicologo non solo quando è presente una difficoltà definita, ma anche quando si vive un momento di confusione, un blocco, una fase di cambiamento o il desiderio di conoscersi meglio, stare meglio o lavorare in modo più consapevole su di sé.
Se ho già una diagnosi o ho già fatto altri percorsi, posso comunque iniziare?
Sì. Avere già una diagnosi, aver già svolto altri percorsi o desiderare di cambiare professionista non impedisce di iniziare un nuovo lavoro. Ogni percorso parte dalla situazione attuale della persona, dal momento che sta vivendo e da ciò che oggi sente di aver bisogno di comprendere, affrontare o trasformare.
Quello che dico in seduta resta riservato?
Sì. Lo psicologo è tenuto al segreto professionale e tutela la riservatezza di ciò che emerge nel rapporto professionale. Il Codice Deontologico degli Psicologi Italiani prevede questo obbligo in modo esplicito. Eventuali eccezioni non dipendono da valutazioni arbitrarie, ma solo da casi specifici previsti dalle norme deontologiche e di legge, oppure dal consenso valido della persona interessata.
Lo psicologo può parlare con i miei familiari o con altre persone di ciò che dico?
No, non può farlo liberamente. Qualsiasi eventuale condivisione di informazioni richiede presupposti precisi e, quando previsto, il tuo consenso. La regola generale è la tutela della riservatezza della persona e del contenuto degli incontri.
Come faccio a capire se mi serve un singolo incontro o un percorso?
Non sempre lo si sa prima. In alcuni casi un singolo incontro può essere sufficiente per orientarsi, chiarire una situazione o ricevere una prima lettura utile. In altri casi emerge l’utilità di un percorso più continuativo. Questo si comprende meglio proprio a partire dal primo incontro, senza forzare soluzioni standard.
Quanto dura un percorso?
Non esiste una durata uguale per tutti. Dipende dal tipo di richiesta, dagli obiettivi, dalla complessità della situazione e dalla direzione del lavoro condivisa. Proprio per questo il percorso viene costruito su misura e monitorato nel tempo.
È possibile iniziare anche se provo disagio all’idea di parlare di me?
Sì. È molto più comune di quanto si pensi. Non è necessario sentirsi pronti in modo perfetto. Il lavoro comincia proprio dal ritmo possibile per quella persona, senza forzature, costruendo gradualmente uno spazio in cui poter mettere a fuoco ciò che accade.
Lo psicologo può fare diagnosi?
La professione di psicologo comprende, tra le altre cose, attività di prevenzione, diagnosi, abilitazione, sostegno e intervento psicologico, secondo quanto previsto dalla legge che disciplina la professione.
Posso iniziare anche se non sono sicuro di voler fare un percorso lungo?
Sì. Non è necessario decidere tutto prima. Si può partire da un primo incontro e capire da lì quale direzione abbia più senso. In alcuni casi è sufficiente un momento di chiarificazione, in altri emerge l’utilità di un lavoro più continuativo.
E se durante il primo incontro mi emoziono o faccio fatica a parlare?
Può succedere, ed è assolutamente normale. Non è richiesto “saper stare” perfettamente in un incontro psicologico. Anche il silenzio, l’emozione o la difficoltà a raccontarsi fanno parte del lavoro e hanno un significato che può essere accolto e compreso.
Posso rivolgermi a uno psicologo anche se voglio lavorare su di me, non solo su un problema?
Sì. Un percorso psicologico può essere utile anche quando il bisogno non è solo “stare meno male”, ma conoscersi meglio, sviluppare maggiore consapevolezza, migliorare il proprio modo di stare nelle relazioni, nelle scelte e nella vita quotidiana.
Quanto devo espormi durante gli incontri?
Non esiste una quantità giusta uguale per tutti. Il lavoro si costruisce gradualmente e nel rispetto dei tempi della persona. Non si tratta di forzarsi a raccontare tutto subito, ma di creare le condizioni per poter esplorare ciò che conta in modo sostenibile e utile.
Come faccio a capire se mio figlio o mia figlia potrebbe aver bisogno di un supporto psicologico?
Non esiste un unico segnale valido per tutti. A volte il bisogno emerge da cambiamenti evidenti, altre volte da un malessere più sottile ma persistente. Difficoltà emotive, chiusura, irritabilità, ansia, calo del tono dell’umore, difficoltà scolastiche, disturbi del sonno, fatiche relazionali o cambiamenti improvvisi nel comportamento possono essere segnali da non ignorare. Anche senza avere una certezza, un primo confronto può aiutare a orientarsi meglio.
È necessario che sia mio figlio a chiedere di venire?
Non sempre. In molti casi il primo passo parte dalla preoccupazione del genitore, ed è del tutto comprensibile. Il punto non è forzare, ma capire come costruire un avvicinamento sensato e sostenibile. A volte il primo incontro può essere proprio con il genitore, per leggere meglio la situazione e valutare come muoversi.
Quello che mio figlio dice durante gli incontri viene riferito ai genitori?
Il lavoro psicologico richiede riservatezza. Questo significa che lo spazio dell’incontro non può trasformarsi in un resoconto dettagliato restituito ai genitori. Allo stesso tempo, quando il lavoro coinvolge un minore, il genitore non viene escluso: possono esserci momenti di confronto e restituzione, nel rispetto del ruolo di ciascuno e della tutela del percorso. L’obiettivo è mantenere un equilibrio corretto tra riservatezza, alleanza di lavoro e responsabilità educativa.
E se come genitore ho il dubbio di aver sbagliato qualcosa?
È una domanda molto frequente. Il lavoro non serve a cercare colpevoli, ma a comprendere meglio ciò che sta accadendo e cosa può essere utile fare da qui in avanti. Il senso non è giudicare il genitore, ma aiutare il sistema familiare a trovare modalità più funzionali per affrontare la difficoltà presente.
Può essere utile un confronto anche solo per il genitore, senza iniziare subito un percorso per il figlio?
Sì. In alcuni casi un colloquio con il genitore può essere già molto utile per leggere la situazione, fare chiarezza e capire se è opportuno avviare un percorso, attendere, osservare meglio o modificare alcune modalità relazionali ed educative.
Le spese per gli incontri sono detraibili?
Sì. Le spese sostenute per prestazioni di psicologia clinica finalizzate alla tutela della salute rientrano tra le spese sanitarie detraibili ai fini IRPEF. La detrazione ordinaria è pari al 19%, secondo la normativa fiscale vigente, e non è necessaria la prescrizione medica per poterne beneficiare. È sufficiente conservare la fattura sanitaria relativa alla prestazione.tum.
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