Quando il corpo diventa un avversario silenzioso
Ci sono giorni in cui il corpo sembra un avversario.
Spalle rigide, mandibola serrata, respiro corto. È come vivere dentro un’armatura invisibile, che protegge ma allo stesso tempo limita. Ogni gesto richiede più energia del necessario, ogni movimento è trattenuto.
Spesso pensiamo che sia normale. Che faccia parte della vita adulta, dello stress, delle responsabilità. Ma il corpo non dimentica.
Ogni tensione che non sciogliamo è un’emozione sospesa, una risposta interrotta, qualcosa che non ha trovato spazio per esprimersi. Come scrive Bessel van der Kolk, «il corpo tiene il conto»: ciò che non viene elaborato dalla mente resta impresso nei tessuti, nel respiro, nella postura.
La funzione della tensione: protezione e adattamento
La tensione, di per sé, non è un errore. È una risposta intelligente.
Serve a proteggerci, a prepararci all’azione, a reagire al pericolo. Il problema nasce quando questa risposta rimane attiva anche quando il pericolo non c’è più. Quando il corpo continua a difendersi da qualcosa che è già passato.
Alexander Lowen lo esprime con grande chiarezza: «la tensione è la storia della nostra vita scritta nei muscoli». Ogni contrazione cronica racconta un adattamento, una rinuncia, una strategia di sopravvivenza che un tempo è stata utile, ma che oggi rischia di diventare un limite.
Quando la tensione diventa uno stato di base
Quando la tensione diventa cronica, il corpo consuma energia anche nel riposo.
Il respiro si accorcia, il movimento perde fluidità, l’attenzione si frammenta. Si vive molto nella testa e sempre meno nel corpo. La presenza lascia spazio al controllo, l’ascolto viene sostituito dall’abitudine a “tenere duro”.
È in questo punto che spesso iniziano i segnali: dolori ricorrenti, affaticamento, rigidità, difficoltà a rilassarsi davvero anche nei momenti di pausa.
La presenza come via di regolazione
Presenza non significa rilassamento forzato, né immobilità.
Presenza significa abitare il corpo mentre si vive. Sentire i piedi che toccano il pavimento, accorgersi del ritmo del respiro, percepire la qualità di un gesto. È tornare a un dialogo continuo con le sensazioni, invece di ignorarle o dominarle.
Peter Levine sottolinea che «la consapevolezza corporea è la porta attraverso cui il sistema nervoso può completare ciò che è rimasto incompiuto». Non si tratta di forzare il cambiamento, ma di creare le condizioni perché il corpo possa autoregolarsi.
Tre pratiche semplici per ritrovare alleanza con il corpo
La prima pratica è la scansione corporea. Chiudere gli occhi e portare lentamente l’attenzione alle diverse parti del corpo. Notare dove c’è tensione, senza giudizio. Riconoscere è già un primo rilascio.
La seconda è il respiro consapevole. Inspirare dal naso ed espirare dalla bocca, lasciando andare intenzionalmente le spalle. Pochi cicli, ripetuti durante la giornata, interrompono l’attivazione automatica.
La terza è il micro-rilascio. Contrarre volontariamente una zona tesa per alcuni secondi e poi lasciarla andare. Il sistema nervoso registra la differenza tra tensione e distensione e impara a riconoscerla.
Perché queste pratiche funzionano davvero
Queste pratiche non combattono il corpo, ma collaborano con lui.
Riducono l’iperattivazione del sistema nervoso, migliorano la postura e ristabiliscono un dialogo più fluido tra sensazioni, emozioni e pensiero.
Il cambiamento più profondo avviene quando smettiamo di chiedere al corpo di resistere e iniziamo a permettergli di partecipare. L’energia che prima restava intrappolata nella tensione torna disponibile per vivere, creare, scegliere.
Dalla rigidità alla vitalità
Come ricordava Lowen, «solo quando il corpo è libero di vibrare, la vita può scorrere senza ostacoli».
Trasformare il corpo in un alleato non significa eliminare la tensione, ma imparare ad attraversarla, ascoltarla e lasciarla andare quando non serve più.
Se vuoi approfondire il legame tra emozioni, corpo e consapevolezza interiore, ti consiglio di leggere “Sentirsi, il tempo e lo spazio delle emozioni”, il libro dello psicologo Angelo Vicelli. Puoi trovarlo su Amazon a questo link:
👉 Sentirsi, il tempo e lo spazio delle emozioni
Letture consigliate
Il corpo accusa il colpo – Bessel van der Kolk
Per comprendere come stress e trauma si imprimano nel corpo e come favorire processi di integrazione.
Il linguaggio del corpo – Alexander Lowen
Un testo fondamentale sul rapporto tra postura, tensione muscolare e storia emotiva.
Waking the Tiger – Peter A. Levine
Un approccio somatico alla regolazione del sistema nervoso e alla guarigione dal trauma.
Il corpo e il comportamento maturo – Moshe Feldenkrais
Un’opera chiave sul movimento consapevole come strumento di cambiamento.


